PERCHE’ NO AL DISEGNO DI LEGGE

“MATERIA DI AFFIDO CONDIVISO, MANTENIMENTO DIRETTO E GARANZIA DI BIGENITORIALITA’”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

26 Settembre 2018​

 

 

Il cosiddetto Disegno di legge Pillon, dal nome del senatore della Lega primo firmatario,  si prefigge, neppure troppo nascostamente, di riportare la condizione della donna e  della famiglia indietro di cinquant’anni.

Le solo apparentemente benevoli parole, quali: condivisione, mediazione, bigenitorialità,   in realtà perseguono lo scopo di  rendere tortuoso e ancor più costoso il percorso di chi si separa con figli minori, punitivo nei confronti delle donne, spesso la parte più debole nelle separazioni, indifferente alle violenze familiari, indifferente alla sorte dei figli. 

Ormai  associazioni di donne e non solo di donne, avvocate e avvocati  hanno evidenziato, punto per punto, l’assoluta inapplicabilità di gran parte delle norme contenute nel  DDL, salvo arrecare grave danno alle persone e ai loro diritti.

I Centri contro la violenza, le associazioni delle donne,  fra cui certamente UDI, stanno lottando sia a livello nazionale  che locale, per chiedere il ritiro di questo scandaloso testo  che mai avremmo immaginato di dover vedere.

 Si impongono passaggi ancora più lunghi per arrivare alla separazione, si allungano i tempi anche nei casi di violenza domestica, si toglie l’assegno di mantenimento  aggravando la disparità, quasi sempre  a sfavore delle donne, di condizione delle due parti.

Vendicativo, misogino e maschilista.  Questo è il DDL Pillon.

 

INSIEME PER SCONFIGGERLO

10 NOVEMBRE GIORNATA NAZIONALE DI MOBILITAZIONE

PERCHE’ NO AL DISEGNO DI LEGGE

“MATERIA DI AFFIDO CONDIVISO, MANTENIMENTO DIRETTO E GARANZIA DI BIGENITORIALITA’”

 

 

NON BASTA INDIGNARSI

 

NON BASTA DIRE BASTA

 

 

 

 

 

 

 

 

21 Settembre 2017​

 

 

La violenza sulle donne è ormai data per scontata. Questo, in realtà, significano i consigli su come non farsi stuprare, o ammazzare che abbiamo ricevuto in questi giorni e che rimandiamo al mittente.

 "Attente al lupo", gridano tutti, solo che il lupo viene lasciato libero di muoversi a suo piacimento, perchè si veste da nonnina e anche se gli spuntano i peli sulle braccia e le orecchie sotto la cuffietta, nessuno vede o sente.

Fuor di metafora ancora e ancora denunce di donne impaurite, di madri angosciate per le figlie, lasciate cadere; morti annunciate, violenze che si ripetono fino a quella fatale, luoghi abbandonati (anche le guardie mediche): dunque mai sole, di notte ma anche di giorno, mai tranquille.

 L'UDI partecipa e parteciperà a tutto ciò che si muove contro questa deriva, il cui sinistro contorno è l'invito a fare le Cornelie madri dei Gracchi, con i loro figli gioielli, due per donna. Ma prima e durante e dopo fiaccolate, manifestazioni, incontri con le istituzioni, incontri fra noi e altre per dire basta, UDI intende riportare al centro il problema che abbiamo davanti. Non si tratta di numeri, di etnie, di stupri o femminicidi, o acido sulla faccia o botte, dove perchè e chi.

 Continuiamo a pensare, e abbiamo avuto ragione nel dire, che la violenza maschile è innanzi tutto un fatto di potere, costruito culturalmente nei secoli, nel rapporto uomo-donna, con tutte le sfumature etniche o religiose possibili o immaginabili. Ci vuole rigorosa certezza della pena, ci vuole contrasto alla violenza agita, ma ci vuole soprattutto prevenzione di quella futura. Ovviamente non indicandoci i percorsi sì e quelli no, ma prendendo i futuri lupi dall'età scolare, anzi da prima, a partire dalle famiglie spesso indifferenti o persino tolleranti, e costringerli a misurarsi con il genere femminile e rispettarlo, coprire di disapprovazione e ostracismo sociale i violenti e tutti coloro che ne sono complici, ma anche tagliare ogni risorsa a chi usa nei media, nell'informazione, nella formazione stereotipi sessisti e costruisce l’inferiorità delle donne e l’uso del loro corpo senza autodeterminazione.

Le istituzioni tutte facciano la loro parte: troppo della Convenzione di Istanbul non è applicato! Le Convenzioni internazionali non basta firmarle ma vanno rese operative. Dunque nuovi azioni e nuovi strumenti subito e applicare in fretta e in modo efficace le leggi esistenti e dare un nuovo impulso a tutte le forme di prevenzione, di formazione, anche nei centri di accoglienza, perchè no? (ci piacerebbe sapere che cosa si dice sulle donne a chi, da uomo, arriva nel nostro paese, forse nulla, visto che al nostro paese delle donne, italiane e straniere, importa davvero poco) certezza certamente della pena, contrasto e sicurezza nelle strade, senza mai dimenticare che i violenti hanno anche la chiave di casa e che troppe donne sono più sicure per strada che a casa loro.

Non c'è dunque altra arma che smascherare e indebolire fino a determinarne la scomparsa, la violenza maschile storica, sociale e culturale che tollera, copre, minimizza o peggio del peggio, giustifica dicendo che le donne se lo sono cercata e insegna alle donne come e dove devono essere, camminare e vestirsi per evitare la violenza dei maschi. Che sono provocati dalle donne e li trascinano in istinti più grandi di loro!

Questo è indegno di un paese civile e cataloghiamo queste aberrazioni come atti di complicità con violenti e stupratori.

UDI è vicina alle donne e ragazze colpite da questa violenza, alle loro famiglie, non smetterà mai di agire perchè si renda giustizia alle vittime, perchè si creino gli strumenti non solo per fermare i violenti prima che agiscano, ma per cambiare la nostra società prima di fabbricare mostri.

 

 

Vittoria Tola Laura Piretti

responsabili nazionali

UDI-Unione Donne in Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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10 Ottobre 2016

Riapertura punto nascita Pavullo e applicazione della legge 194

            Con grande soddisfazione apprendiamo la notizia che la giunta regionale ha accettato di chiedere la deroga, rispetto al limite dei 500 parti all'anno, per il punto nascita di Pavullo; richiesta di deroga a sua volta presentata dal sindaco di Pavullo, dopo una vasta mobilitazione di donne, comitati, consigliere/i di vari schieramenti politici, sindaci,  associazioni di categoria, culminata in una raccolta di firme imponente. D'altra parte la possibilità di una deroga  per condizioni orografiche difficili era già stata in precedenza segnalata dalla consigliera Paola Pasquali di Fanano,  in virtù di un DM dell'11/11/ 2015. 

            Dunque una convergenza verso il no alla chiusura che ha dato i suoi frutti. Da subito anche l'UDI di Modena, intervenendo in vari modi, ha ribadito come la complessità di un vasto territorio di montagna renda  impossibile l'applicazione di standard rigidi, segnalando il rischio di aumentare il senso di incertezza nelle donne gravide, che già l'imprevedibilità dei parti comporta. L'idea che le donne potessero essere seguite prima e dopo il parto, ma non durante e spedite come pacchi altrove ci sembrava infatti surreale, ansiogena per le future mamme e foriera di un inevitabile aumento di parti programmati, dunque cesarei o comunque altamente medicalizzati.

            Ma il nostro discorso su Pavullo, la salute delle donne e i loro diritti non si ferma qui. Da tempo e molto prima che si parlasse di chiusura, abbiamo denunciato che l'ospedale di Pavullo presentava il caso, davvero poco esemplare, di obiettori alla legge 194 al 100% e che dunque a Pavullo la 194 non era applicata, dovendo le donne recarsi a Sassuolo per le interruzioni di gravidanza. Sapere che ci sarebbero andate anche per partorire non ci ha certo rallegrato, anzi ci ha fatto dubitare che la chiusura del punto nascita fosse, in un certo senso, una risposta  alla nostra protesta che avevamo formalizzata in Regione, durante l'incontro con l'assessore Venturi il 26 settembre scorso, all'apertura della campagna UDI Adesso Basta.

            Dispiace che delle  molte voci che si sono levate per evitare la chiusura del punto nascita di Pavullo, non ve ne siano state anche a ricordare che  esiste per legge un diritto delle donne a interrompere la gravidanza in determinate circostanze e che la legge 194 non consente obiezioni di struttura.

            Il fatto è che in questo paese (e anche in questa Regione)  le donne non trovano piena cittadinanza in famiglia, nel lavoro, nella società e...negli ospedali. L'UDI sostiene e sosterrà sempre, invece, che non c'è sviluppo, non c'è vero progresso, senza garantire i diritti delle donne, fra i quali, importantissimo, il diritto alla salute e all'autodeterminazione.

            Dunque chiediamo che si vada avanti con la richiesta di deroga, che il Punto nascita di Pavullo sia aperto, accogliente, rassicurante, a misura di mamma e bambino/a. Ciò per noi significa  che tutto il reparto sia "a misura di donna" e di legge e che nessuna, compresa chi deve interrompere la gravidanza, sia "mandata da un'altra parte". 

 

                                                                                                                                                          Laura Piretti

                                                                                                                                          coordinamento UDI di Modena

                                                                                                                                             responsabile UDI nazionale

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10 Ottobre 2016

 

L’Udi di Modena  ha organizzato un per il alle davanti al di , in concomitanza con il dibattimento del processo per violenza sessuale contro un appartenente alle forze dell’ordine.

L’episodio risale al 2012. All’epoca dei fatti la vittima era poco più che ventenne. La violenza sarebbe  stata subita dalla donna in un locale pubblico dell’Appennino. L’autore un uomo, quarantenne, appartenente alle forze dell’ordine, circostanza che rende ancor più odioso il reato.

. E’ la prima volta che questo accade per la nostra Associazione nella città di Modena.

L’obiettivo che si propone l’Associazione è quello di sostenere le donne che hanno il coraggio di denunciare, oltre a vedere riconosciuto il danno all’identità stessa dell’Associazione, da sempre attiva e presente sul territorio con azioni volte alla prevenzione e alla diffusione della cultura della “non violenza” e al sostegno delle donne che ne sono, purtroppo, vittime.

“Quando una donna viene ‘violata’ – ha dichiarato la responsabile nazionale dell’Udi Laura Piretti  – siamo tutte parte lesa”.

Per questo invitiamo tutte le donne che si riconoscono in questi valori a partecipare mercoledì 12 ottobre alle ore 10,30 al presidio che si terrà davanti al Tribunale di Modena per dire, tutte insieme, BASTA alla violenza sulle donne.

 

 Titolo 

Titolo

26 Settembre 2016

 

Il dossier  Adesso Basta a cura di UDI Bologna, Ferrara, Modena, Ravenna

Dati, narrazioni, criticità per un anno di mobilitazione a difesa della salute riproduttiva, dei consultori, della contraccezione, della legge 194 e per fare il punto sull’obiezione di coscienza.

Presentato in Regione Emilia Romagna.

 26 settembre 2016 Giornata mondiale della contraccezione

 

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oLettera aperta alle candidate sindache e ai candidati sin

 

26 Settembre 2016

 

 

i 70 anni dell'Udi: «Le donne sono un’eccellenza,  Modena ne vada orgogliosa»

A Modena l’Unione donne Italiane celebra i 70 anni con un programma di mostre, conferenze e iniziative Dalla lotta per il diritto al voto a quella per il lavoro ed ora l’integrazione nel segno della libertàdi Alessandra P. De Luca

 TitoloLettera aperta alle candidate sindache e ai candidati sin

 

 

Modena, 30 Agosto 2016

 ADESSO BASTA !

Il  26 Settembre si comincia

 

L'UDI ha proclamato un anno di mobilitazione, riflessione e lotta politica su diverse questioni che ruotano attorno ai corpi fertili delle donne, al loro diritto di autodeterminazione e di cittadinanza nel lavoro, nella maternità, nella cultura, nell'educazione delle giovani generazioni, nella possibilità di rappresentarsi ed essere rappresentate.

Ci piace iniziare un anno di mobilitazione attorno al tema del corpo e del lavoro delle donne con la chiarissima espressione " Adesso Basta " e poi, a seguire, i nostri no e i nostri sì.

 

Partiamo dal 26 settembre con la mobilitazione sulla salute riproduttiva  e sui consultori, sulla contraccezione, sulla legge 194 e l'obiezione di coscienza,  ma continueremo sulla maternità,   e sul suo valore sociale, su come il welfare ne tiene o non ne tiene conto, cosa ci dice la maternità  surrogata  e quanto accade sulla riproduzione sociale, su come questa viene continuamente cancellata dallo spazio pubblico  e ridotta a dettaglio a partire dal linguaggio de- genere,  che tollera ancora diseguaglianze e stereotipi.

Se diciamo informazione sessuale nelle scuole non intendiamo dunque un’ora in più, ma dare ai ragazzi/e,  ai/ alle  giovani consapevolezza e strumenti per la propria salute riproduttiva, per costruire  una cultura diffusa di rispetto  di sé e delle differenze nell'assoluta parità dei diritti che dovrebbe far parte  di tutta la formazione scolastica. 

 

Iniziamo il 26 Settembre, nella Giornata Mondiale dedicata alla contraccezione,  per  chiedere conto alle Regioni e alle Asl del depauperamento dei consultori, del vergognoso balletto dei numeri ( molto discutibili) ufficiali fra non obiettori e obiettori alla legge 194,  costringendo il Consiglio d'Europa, che  ha già  a più riprese condannato l'Italia per l'eccesso di obiettori alla legge 194,  per la mancata tutela del diritto delle donne e la discriminazione del personale non obiettore,  a dire che  stando così le cose sono violati principi fondamentali  e forse  non c'è equilibrio fra obiettori e non obiettori. Tra diritti delle donne e diritti dei medici!

Ma quale equilibrio? Con una media nazionale oltre il 70% e con punte regionali oltre il 90%, di quale equilibrio si sta parlando da parte della Ministra della sanità? Si è forse tenuto conto delle peregrinazioni delle donne da una struttura all'altra? della concentrazione su pochi medici, anche se non obiettori, degli interventi? di quante donne non fanno numero perchè si fermano prima e vanno nel privato, dunque nell'aborto clandestino? Quello che lo Stato   vuole sanzionare con 10.000 euro.  Si sono contate le ore destinate alla contraccezione o questo non c'entra nulla con la legge 194, con l'equilibrio fra domanda e offerta? quale offerta? questa è una legge dello Stato, l'obiezione deve essere una rara eccezione e con solide contropartite.

Su questo e su altro vogliamo richiamare l' attenzione!

 

Cara ministra Lorenzin, noi non siamo male-educate alla maternità e quindi non abbiamo bisogno del FERTILITY DAY, chiediamo che la maternità sia sostenuta in modo serio   con servizi adeguati e con leggi strutturali, chiediamo lavoro perché sappiamo che questo aiuta la possibilità di voler essere genitori per cui denunciamo l'ipocrisia di un paese che a parole invoca la maternità e nei fatti si dimentica delle madri e colpevolizza le donne per la denatalità. Sappiamo invece che il precariato e la mancanza di lavoro e futuro  sono fra le prime cause della rinuncia alla maternità.

Più consultori, più contraccezione, meno aborti e meno obiettori, più lavoro, più asili nido, più condivisione nella coppia, più autodeterminazione delle donne.

In sostanza vogliamo una società che veda la maternità e la genitorialità come una risorsa e non come un problema, ovviamente nei fatti e non a parole!

Non ci sembra di volere troppo!

 

Roma, 30 Agosto 2016                                                                                              UDI-UNIONE DONNE IN ITALIA

                                                                                                                                             Responsabili UDI Nazionale

                                                                                                                                             Vittoria Tola e Laura Piretti

 

 

LE UDI DELL’EMILIA ROMAGNA

VI INVITANO IL 26 SETTEMBRE 2016

DALLE ORE 11,00 ALLE ORE 13,00

DAVANTI ALLA SEDE DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA

 

viale Aldo Moro 21 - Bologna

 

 TitoloLettera aperta alle candidate sindache e ai candidati sindaci dei Comuni della provincia di Modena 

Lettera aperta alle candidate sindache e ai candidati sindaci dei Comuni della provincia di Modena

Modena, 19 Maggio 2016

Lettera aperta alle candidate sindache e ai candidati sindaci dei Comuni della provincia di Modena 

In occasione della prossima scadenza elettorale, che vedrà in provincia di Modena il rinnovo delle Giunte di Finale Emilia, Montefiorino, Palagano, Pavullo, Sestola e Zocca, l’Unione Donne in Italia di Modena chiede alle candidate e ai candidati di recepire nei propri programmi le istanze che la vedono impegnata da anni in campagne nazionali e locali. I punti sui quali chiediamo un vostro preciso e pubblico impegno sono:

 

1. 50E50 ovunque si decide: questo è il titolo di una campagna nazionale che ha visto l’UDI impegnata nella raccolta di 120.000 firme per la proposta di una legge di iniziativa popolare depositate in Senato nel 2007. In base al principio che la anima, quello della democrazia paritaria, chiediamo non solo la composizione delle liste elettorali basata sull’alternanza di una candidata e un candidato, ma la composizione, dopo la vostra elezione, della stessa Giunta nel rispetto del 50 e 50. Inoltre chiediamo che tali regole vengano inserite nello statuto del vostro Comune, in modo da evitare che debbano essere frutto della sensibilità delle future candidate e candidati, quindi non definitive.

 

2. Linguaggio di genere: la disparità passa anche dall’uso del maschile non marcato, che contribuisce alla cancellazione delle donne dalla scienza pubblica. Chiediamo il vostro impegno ad emanare una delibera che porti gli uffici comunali ad adottare un corretto linguaggio di genere in ogni atto e dispositivo, declinando cioè i termini al maschile e al femminile (es. cittadine e cittadini), così come ha fatto, ad esempio, il Comune di Modena.

 

3. Pubblicità sessista: l’UDI è impegnata dal 2010, con la campagna Immagini Amiche, nel contrasto della pubblicità che mostra una donna rigidamente stereotipata, senza uscire dagli unici due ruoli che sembrano essere ad essa attribuiti, o quello dell’angelo del focolare o quello dell’oggetto di desiderio. Chiediamo di dare esecuzione, con apposita delibera, alla Risoluzione del Parlamento europeo 2008/2038(INI) del 3 settembre 2008 "Impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini" mediante la moratoria, sul territorio di vostra competenze, di immagini pubblicitarie lesive della donna.

 

4. Chiediamo il vostro impegno per l’effettiva attuazione della L. 194, intervenendo per quanto di vostra competenza sulla grave situazione creata nelle strutture pubbliche dall’eccessiva presenza di medici obiettori. Questo tema è particolarmente evidente e pregnante nel caso del Comune di Pavullo, ma chiediamo alle candidate e ai candidati degli altri Comuni un’azione di vigilanza e controllo all’interno dei tavoli sulla sanità dei quali veniate chiamate/i a far parte.

 

5. Vi chiediamo infine di inserire, nel vostro programma, quelle azioni che riteniate opportune per favorire la presenza delle donne nel mondo del lavoro, a partire dalle politiche di gestione della scuola per l’infanzia, asili nido compresi, fino a soluzioni innovative per la formazione e l’imprenditoria femminili. Da parte nostra affermiamo la nostra disponibilità a contribuire a tavoli e/o protocolli d’intesa fornendovi un’ottica di genere indispensabile per garantire azioni politiche eque e inclusive.

 

Modena, lì 19 Maggio 2016 Il Coordinamento UDI – Unione Donne in Italia Modena

 Titolo 

Titolo

Modena, 16 Maggio 2016

 

                E’ MODENESE UNA DELLE RESPONSABILI NAZIONALI DELL’UNIONE DONNE IN ITALIA             

 

               Il 6,7 e 8 Maggio si è svolto a Roma il XVI Congresso nazionale dell’UDI, storica associazione femminile che ha appena festeggiato i 70 anni dalla sua fondazione, nata dai Gruppi di difesa della donna attivi durante la Resistenza. Il Congresso ha rinnovato i suoi organi dirigenti confermando la scelta di dotarsi di due responsabili nazionali, una, in continuità con gli ultimi 5 anni, è Vittoria Tola, l’altra è la modenese Laura Piretti, già presente nel coordinamento nazionale e responsabile del gruppo nazionale Corpo-lavoro. Questa scelta sancisce l’importante contributo dell’UDI di Modena, sempre molto attiva nelle Campagne nazionali dell’UDI e propositiva con iniziative locali di pregio.

 

  

COMUNICATO REFERENDUM

Modena, 19 Aprile 2016

Nell’anno in cui ricorre il 70° del suffragio universale, obiettivo di civiltà e giustizia ottenuto grazie alle lotte delle donne, la presenza nel nostro paese di diversi referendum, sia da votare che per i quali verranno raccolte le firme, assume un particolare significato, di fronte al quale l’Unione Donne in Italia non può esimersi dall’esprimere alcuni importanti concetti. Il primo riguarda la preoccupazione da un lato per l’astensionismo, come si è visto anche dall’ultimo referendum del 17 Aprile, che negli anni si è andato ampliando, tanto da essere considerato una sorta di nuovo partito di massa, dall’altro per il fenomeno di alcuni personaggi di levatura istituzionale che hanno incitato l’elettorato all’astensione. Le donne e l’associazionismo femminile hanno dato così tanto perché tutte e tutti potessero votare, che esprimiamo la nostra decisa contrarietà rispetto al fatto che chi gode di autorevolezza e visibilità, proprio grazie ad una libera espressione di voto, possa invitare altri a rinunciare a quel medesimo diritto/dovere dimenticando che l'unico modo per rispettare il voto è lasciare che possa essere esercitato; per quanto riguarda la scelta di astensione del singolo elettore o elettrice dobbiamo ovviamente rispettarla ma denunciare quella sotto cultura rappresentata dall’antipolitica che ha portato le persone a sentirsi sempre più distanti dalla partecipazione civica. Il secondo concerne il referendum sulla riforma costituzionale e quello sul sistema elettorale. Il nostro statuto cita: “Le donne dell'Udi Modena, avendo come riferimento la storia e le lotte di emancipazione/liberazione della donna, agendo diverse forme delle relazioni tra donne - la pratica del "partire da sé", del riconoscere e dare valore alle differenze di esperienze, percorsi, concezioni e culture di altre donne - si propongono come finalità di contribuire al processo di costruzione dell'identità, della libertà, della forza e dell'autorevolezza delle donne nel mondo di oggi”. Ciò spiega perché l’associazione non può prendere posizione rispetto agli specifici contenuti referendari: non parla per le altre, né al loro posto né a loro nome. Riteniamo che la carenza delle donne nei luoghi in cui si decide rappresenti una manifestazione di carenza di democrazia. Per questo consideriamo la battaglia per i diritti politici delle donne tutt'altro che conclusa e da tradursi nel presente; è in base a queste considerazioni che dal 2007 proponiamo una legge che applichi lo spirito e il dettato dell’articolo 51 della Costituzione: "Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere [...] alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza". Questo articolo porta certamente l'impronta delle 21 Madri Costituenti - delle quali ben undici dell'Udi - e ha visto nel 2003 un'importante integrazione al suo primo comma: "A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini". Noi, infatti, non vogliamo che le donne rappresentino le donne ma che le donne esercitino un diritto costituzionale: la possibilità di essere candidate ed eventualmente di farsi eleggere per rappresentare uomini e donne. Chiediamo che le donne possano partecipare alla politica in condizioni di parità, chiediamo di correre, non che ci sia garantita la vittoria, chiediamo che le liste vengano obbligatoriamente compilate dai partiti con una presenza paritaria dei due generi. La campagna 50E50…ovunque si decide! ha trovato una rispondenza immediata tra le donne, tanto che abbiamo raccolto più di 120.000 firme che abbiamo depositato in Senato nel novembre del 2007. La proposta di legge per una democrazia paritaria è del tutto differente da quel principio di “quote rosa” che viene spesso evocato, col quale viene confuso e che non solo non ci appartiene, ma ci offende: rispecchia un approccio paternalista ed è difficile legittimarne la logica da cifre e percentuali del tutto arbitrarie, che rappresentano lo specchio di una politica per le donne giocata al ribasso. Nessun partito, nessun governo ha mai preso in esame la proposta. Riteniamo dunque che un approccio completo e corretto alla questione delle riforme debba porsi in un’ottica di genere, e su questo chiediamo un impegno preciso a tutte le forze, politiche e associative, che sono coinvolte in questo percorso.

 

  
  

una politica per le donne giocata al ribasso. Nessun partito, nessun governo ha mai preso in esame la proposta. Riteniamo dunque che un approccio completo e corretto alla questione delle riforme debba porsi in un’ottica di genere, e su questo chiediamo un impegno preciso a tutte le forze, politiche e associative, che sono coinvolte in questo percorso. 

 

Ho 70 anni dell'Udi: «Le donne Sono un'eccellenza, Modena ne vada orgogliosa»

 

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Month, DD, YYYY

 

 

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Novembre 2015

 

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Novembre 2015

 

 

 

 
 

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Novembre 2015


L'Unione donne italiane di Modena presenta la mostra Io vado... Libera organizzata in occasione dei 70 anni di vita dell'organizzazione a Modena. Una mostra che è rivolta soprattutto alle nuove generazioni per spiegare l'importanza e le conquiste dei diritti e delle libertà da parte del movimento femminile modenese. Video di Benito Benevento Intervista di Alessandra Pellegrini De Luca

//video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/io-vado-libera-70-anni-di-udi-in-mostra-ricordando-la-liberta/50027/50292?ref=searc



i 70 anni dell'Udi: «Le donne sono un’eccellenza,  Modena ne vada orgogliosa»

A Modena l’Unione donne Italiane celebra i 70 anni con un programma di mostre, conferenze e iniziative Dalla lotta per il diritto al voto a quella per il lavoro ed ora l’integrazione nel segno della libertàdi Alessandra P. De Luca

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GG, mese, ANNO


L'Unione donne italiane di Modena presenta la mostra Io vado... Libera organizzata in occasione dei 70 anni di vita dell'organizzazione a Modena. Una mostra che è rivolta soprattutto alle nuove generazioni per spiegare l'importanza e le conquiste dei diritti e delle libertà da parte del movimento femminile modenese. Video di Benito Benevento Intervista di Alessandra Pellegrini De Luca

//video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/io-vado-libera-70-anni-di-udi-in-mostra-ricordando-la-liberta/50027/50292?ref=searc



i 70 anni dell'Udi: «Le donne sono un’eccellenza,  Modena ne vada orgogliosa»

A Modena l’Unione donne Italiane celebra i 70 anni con un programma di mostre, conferenze e iniziative Dalla lotta per il diritto al voto a quella per il lavoro ed ora l’integrazione nel segno della libertàdi Alessandra P. De Luca

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